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VIDEOSORVEGLIANZA E TELECAMERE SUL POSTO DI LAVORO NELLE PA, ARRIVA L’OK DEL MINISTRO DADONE

La decisione giunge dopo la sentenza della Corte europea dei Diritti umani sul ricorso di 5 lavoratori spagnoli. No alle impronte digitali

“La videosorveglianza farà da deterrente per individuare gli eventuali furbetti del cartellino”.

La ministra della Pubblica Amministrazione Fabiana Dadone non lascia scampo a nessun genere di recriminazione. Sarà solo questo e non altro – come ad esempio la proposta dell’ex ministra Giulia Buongiorno di far prendere le impronte digitali a tutti i dipendenti pubblici – il metodo adatto per combattere un fenomeno divenuto ormai sempre più frequente come quello dell’assenteismo sul posto di lavoro nelle PA. Non rilevare le impronte digitali – ha specificato sempre Dadone – oltre a garantire un risparmio di circa 20 milioni di euro, non deprimerà chi ogni mattina si reca sul posto di lavoro con energia ed entusiasmo.
La decisione presa dal ministro, prevista in un pacchetto di proposte nella legge di Bilancio, giunge dopo la sentenza della Corte europea dei Diritti umani che si è pronunciata sul ricorso di 5 dipendenti di una catena spagnola di supermercati che si erano opposti alle telecamere nascoste fatte installare dal loro datore di lavoro senza preavviso. Secondo la Corte non si sarebbe verificata nessuna violazione dei loro diritti alla privacy, inoltre

“c’era una chiara giustificazione per tale misura a causa del fatto che c’era un sospetto ragionevole di comportamenti scorretti”.

Sulla disposizione della Corte si è espresso anche il Garante della privacy italiano Antonello Soro, il quale ha tenuto a specificare come “l’installazione di telecamere nascoste sul luogo di lavoro è stata ritenuta ammissibile dalla Corte solo perché, nel caso che le era stato sottoposto, ricorrevano determinati presupposti: vi erano fondati e ragionevoli sospetti di furti commessi dai lavoratori ai danni del patrimonio aziendale, l’area oggetto di ripresa (peraltro aperta al pubblico) era alquanto circoscritta, le videocamere erano state in funzione per un periodo temporale limitato, non era possibile ricorrere a mezzi alternativi e le immagini captate erano state utilizzate soltanto a fini di prova dei furti commessi.
La videosorveglianza occulta – ha dichiarato ancora Soro – è, dunque, ammessa solo in quanto extrema ratio, a fronte di gravi illeciti e con modalità spazio-temporali tali da limitare al massimo l’incidenza del controllo sul lavoratore. Non può dunque diventare una prassi ordinaria”.